UN BAMBINO O UN PIATTINO?
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Giochiamo che ti invitavo a merenda?

novembre 21st, 2014 | Posted by Roberta C. in letture - (2 Comments)

 

 

Giochiamo che ti invitavo a merenda? , Emanuela Bussolati e Federica Buglioni, Ediz. Editoriale Scienza

 

E che si fa? Non si va?

A fare merenda intendo.

Alzi la mano chi non sente in questa domanda un’eco di familiarità, chi non ricorda come un’invito del genere aprisse magicamente la porta al mondo del gioco.

Giochiamo che?

E questa volta il teatro è la cucina, quella vera e quella finta, quella fatta di zuppe sassose e quella invece fatta di torte commestibili che profumano di merenda.

Cosa c’è di meglio per avvicinare i bambini al cibo, che giocare a cucinare?

Editoriale Scienza allunga l’occhio all’Expo 2015 e inaugura una felice nuova collana che porta il nome di Ci provo gusto.

L’intento è quello di entrare con i bambini nel mondo del cibo e di contribuire alla loro consapevolezza alimentare, imparando a conoscere gli alimenti di qualità, quelli gustosi, che fanno bene e che sono anche divertenti da preparare.

Per ora sono usciti due libri, di cui Giochiamo che ti invitavo a merenda è quello rivolto ai bambini più piccoli, dai tre anni in su, per intenderci.

Si tratta di un preziosissimo manuale, zeppo di…ehm…ricette per confezionare torte e biscotti, cioccolatini e verdure, ma anche cucinette e banchetti da mercato.

Ebbene si, tutto si può costruire, riciclando materiali di ogni tipo.

Come dite, le zuppette con le foglie le sapevate già fare?

Ma ci scommetto che non vi era ancora venuto in mente di preparare succulente fette di cheese cake con dei triangoli di spugna gialla, o di friggere pesci azzurri ritagliati nel pannolenci celeste.

E le cucinette le sapete costruire, partendo da quei due cartoni destinati al cassonetto?

Dilettanti.

Leggete e imparate.

E  vi divertirete forse più dei vostri figli.

Vi lascio un paio di chicche, per sbirciare in anteprima. Si tratta dei video tutorial realizzati con le autrici.

Siete pronti?

Le parole magiche sono:

cucinetta

cibo finto

pasta di sale.

 

A proposito di autrici, non si scherza niente.

Si tratta di Emanuela Bussolati, che nel 2013 si è portata  a casa un premio Andersen come migliore autrice completa.

Nell’editoria per ragazzi lavora da un bel pezzo, come illustratrice, ma anche come direttrice editoriale di Piccoli e La Coccinella.

E’ lei che ha ideato e cura la serie de I Quadernini (Editoriale Scienza) e il suo Tararì Tararera (Carthusia) si è aggiudicato il Premio Andersen nel 2010 come miglior libro 0-6 anni.

Anche Federica Buglioni è un’autrice di tutto rispetto, ma è anche  traduttrice e redattrice.

Nel 2006 a Milano ha fondato, con Fiorella de Matteis, l’associazione Bambini in Cucina, che lavora con bambini, genitori e insegnanti sull’educazione alimentare e organizza laboratori e incontri di formazione.


 

 

 

Le straordinarie macchine del Signor Mustacchio, Ilaria Guarducci, Ediz. Camelozampa

 

Genio d’un genio la Guarducci!

Sentite un po’ quale storia ci racconta.

Voi che sicuramente siete dotati di ogni amenicolo che la tecnologia possa offrire, che avete telefonini in grado di fare il caffè, book reader di ultima generazione, che giocate a tennis palleggiando con un replicante che abita dentro lo schermo della tivvù e che il microonde l’avete acquistato quando facevate l’asilo.

Voi, dico proprio voi, non la vorreste una macchina che si chiama Infornacaccole?

Ah si? Non siete di quel genere?

Leggete libri di carta, telefonate con l’apparecchio degli anni ’70 e la televisione la guardate in bianco e nero?

Fa lo stesso.

Sono sicura che davanti alle invenzioni del Signor Mustacchio non sapreste resistere.

In tema di riciclo se la cava alla grande il Signor Mustacchio: le sue macchine tramutano le peggio schifezze in appetibili doni ( ma appetibili per davvero! ).

L’Infornacaccole tramuta caccole in pasticcini.

 

 

La Cacca e Caccole Cadeaux confeziona regali preziosi ( a partire da? immaginate voi…).

E si riciclano pure sonori Rutti ( si proprio rutti ) trasformandoli in musica ( note di rutti ).

Le invenzioni del Signor Mustacchio sono irresistibili e la gente sgomita per comprarle.

Ma il riciclo comporta dei rischi e qualcosa si inceppa anche nel mondo di Mustacchio ( mica solo da noi capitano certi disastri…).

Dico io però: si poteva leggere con più attenzione il libretto delle istruzioni, dove in piiiiiiccolissimo era scritto che i cadeaux prima o poi tornavano al loro stato originale!

 

 

Vi lascio immaginare lo sgomento di chi si trova con diademi di caccole o, peggio, con torte che sicuramente di cioccolato non sono più.

 

Questo albo illustrato è carico di un’ironia intelligente, capace di divertire tantissimo i bambini ( e non solo ).

Che voglia farci riflettere sul consumismo che ci affligge? O sulle insidie del riciclo? O su quanto sia opportuno non farsi ingannare dalle apparenze?

Interpretatelo un po’ come volete.

Sicuramente ci fa ridere parecchio.

 

 

 

Piccoli elettrodomestici

novembre 13th, 2014 | Posted by Roberta C. in cavoli a merenda - (0 Comments)

 

Non so quanto le vostre cucinette siano fornire di elettrodomestici, ma credo che per preparare succulenti toast di plastica sia assolutamente necessario dotarsi del tostapane giusto.

Mica vorrete mettere le fette in quello si casa e sbagliare la temperatura?

 

 

 

Stessa cosa dicasi per amenicoli indispensabili come il frullatore ad immersione e la macchina del caffè.

 

 

 

O il bollitore….

 

Ci sarebbe anche il ferro da stiro…ma non fa esattamente parte degli elettrodomestici da cucina, quindi…io non ve l’ho detto.

Tutto di Imaginarium.

 

Un mammut nel frigorifero

novembre 8th, 2014 | Posted by Roberta C. in letture - (0 Comments)

 

 

 

Un mammut nel frigorifero, Michael Escoffier e Mattieu Maudet, Ed. Babalibri

 

Non so nel vostro frigorifero, ma nel nostro a volte si nascondono cibi storici, direi datati…che vengono in genere denominati “i fossili”.

Se ne stanno acquattati dietro la confezione delle uova o dietro il cavolfiore che a casa nostra a sua volta invecchia dignitosamente al fresco, fino a che non passa a miglior vita ( in genere nella pattumiera, ma non diciamolo in giro ).

Poi un bel giorno i fossili saltano fuori e tu sei presa da nostalgici ricordi di quel dì in cui li hai acquistati, magari al mercatino rionale del sabato: un piccolo gioiello della produzione territoriale, ora rinsecchito e ricoperto di una suggestiva moquette azzurrina….

Come l’hai potuto dimenticare al freddo per tanto tempo?

Detto questo però, posso assicurarvi che nel nostro frigorifero un mammut giammai si vide.

Ma ogni casa fa storia a sè e in quella di Noè successe un giorno che aprendo il frigo…saltò fuori proprio un mammut!

Il papà di Noè non ci voleva credere, fino a che non apri controllò con i suoi occhi e….un mammut!! Oh no!

 

 

E tra urli e schiamazzi la povera bestia fu quella che si spaventò di più e con un balzo da acrobata saltò giù dal ripiano e se ne scappò in giardino, per andarsi a nascondere su un albero.

Neanche i pompieri riuscirono a tirarlo giù e alla fine si rassegnarono tutti a tornarsene in casa.

 

 

Nottetempo però Flavia, la sorellina di Noè, sgattaiolò silenziosamente in giardino e con poche paroline sussurrate convinse il mammut a tornarsene da dove era venuto.

E non siete curiosi a questo punto di sapere dove se ne va ad accucciarsi la bestiola?

Non vi resta che leggere il racconto tutto d’un fiato.

 

Meravigliosamente surreale questa storia e del tutto in sintonia con le logiche di ragionamento dei più piccoli.

 

 

Conchiglie zucca e salsiccia

novembre 7th, 2014 | Posted by Roberta C. in ricette - (0 Comments)

 

 

 

 

Ingredienti  ( per 4 )

 

conchiglioni   250 gr

zucca pulita     600 gr

pane   2 fette ( meglio se raffermo )

mezza cipolla

mezzo finocchio

1 spicchio di aglio

1 cucchiaino di semi di finocchio schiacciati

salsiccia 350 gr

parmigiano 50 gr

taleggio 100 gr

olio d’oliva

rosmarino 1 rametto

latte 50 ml

 

Per la besciamella:

 

farina 50 gr

burro 50 gr

latte 500 ml

sale mezzo cucchiaino

 

Ora riponete il libro che state leggendo e infilate il grembiule da cucina.

L’autunno è arrivato e va accolto preparando una tavola felice, di quelle che fanno venire voglia di perdersi in chiacchiere e di abbandonarsi a porzioni generose.

Non so voi, ma a me viene voglia, in questa stagione, di lasciare le sperimentazioni esterofile, che tanto mi solleticano durante l’estate: basta spezie, basta coriandolo, bandito lo zenzero e guai alla menta.

E’ ora di besciamella, di profumi densi e burrosi, di formaggi, di tartufo, di brodi e di lessi.

E soprattutto è ora di celebrare i prodotti dell’autunno degnamente.

Dunque via libera a patate e castagne e zucca!

Sgranocchiate melagrane, piluccate cachi!

Che questo sia il mantra, mentre la nebbia cala e le foglie svolazzano.

 

E in questo contesto la pasta al forno si colloca perfettamente.

 

Per preparare questa, liberamente scopiazzata e riadattata partendo da una ricetta di quel genio di Jamie Oliver, procedete in questo modo.

Tagliate a cubetti la zucca e infornatela a 200 gradi per 25 minuti, condita con olio sale, pepe e rosmarino.

Intanto immergete il pane in 50 ml di latte latte e lasciatelo a mollo per dieci minuti.

Soffriggete cipolla e finocchio, entrambi tagliati fini, in padella, con un filo di olio, per una quindicina di minuti, poi aggiungete l’aglio tritato e i semi di finocchio e cuocete un altro paio di minuti ancora.

Trasferite in una ciotola sia il contenuto della padella che la mollica di pane bagnato nel latte e poi aggiungete la salsiccia schiacciata: amalgamante il tutto, e formate delle piccole polpette che cuocerete in padella per 3-4 minuti.

Ora dedicatevi alla besciamella e preparatela come sapete voi.

Perche voi sapete come si fa la besciamella, vero??

Ad ogni modo, ingredienti e dosi sono quelle indicate sopra.

Una volta scolata la pasta ( al dente ), conditela bene con la besciamella e poi disponetela in un’ampia pirofila.

Guarnite i conchiglioni con le polpettine di salsiccia e la dadolata di zucca, coprite con il taleggio a scaglie, il parmigiano e il rosmarino.

Infornate per una mezz’ora, avendo cura di coprire la pirofila con la stagnola per i primi 15 minuti.

Sfornate e lasciate intiepidire, prima di servire.

 

 

La carota gigante

novembre 6th, 2014 | Posted by Roberta C. in letture - (0 Comments)

 

 

La carota gigante, Satoe Tone, Ed. Kite

 

Ci scommetto che voi una carota gigante non l’avete mai trovata in vita vostra.

No no, non vi scaldate, lo so che mangiate sano, che prediligete le verdure, che siete del partito “vitamine e fibre”, ma una carota così non vi è mai capitata in sorte, neanche al più puro dei vegani.

Oddio, mi viene da sorridere, ricordando certe strisce dei Peanuts in cui Linus attende con fiducia il Grande Cocomero, chiedendosi se è abbastanza puro per essere prescelto; evidentemente certe suggestioni mettono radici nell’animo…

Ma tornando a noi, non vi è mai successo perchè voi non vivete nel mondo di Satoe Tone.

Fatevene una ragione.

Il carotone capita in sorte a sei conigli bianchi, che si danno parecchio da fare  per disotterrarlo e poi si lasciano trasportare dalla fantasia chiedendosi cosa fare del tubero.

 

 

 

Lo si potrebbe usare come un veliero e solcarci i mari: il ciuffo farebbe da frastagliata vela.

Oppure ci si potrebbe volare per il cielo come fosse un dirigibile.

E perchè non seminare fiori sul quel ciuffo che pare un giardino, per solleticare le nuvole con un rigoglioso giardino pensile?

 

 

 

 

E perchè non metterla in verticale e farne un condominio dove abitare tutti insieme?

 

 

 

 

Dopo tutte queste ipotesi strampalate si comincia a insinuare in voi il dubbio che i nostri coniglietti siano in un serio stato di ipoglicemia?

E’ proprio così, la fame fa brutti scherzi.

Ma un barlume di ragione i nostri la recuperano e finiscono per celebrare degnamente la carota, sgranocchiandola come ogni coniglio di buon senso farebbe.

E così sia.

 

Satoe Tone, validissima illutratrice giapponese, ha vinto il Premio Internazionale di Illustrazione 2013 in occasione della Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna, riconoscimento istituito dalla Fiera in collaborazione con la Fundación SM.

Oniriche le atmosfere dei suoi racconti e altrettanto piene d’incanto le immagini.

Insomma un felice connubio di narrazione e illustrazione.

Quindi, ancora carote, prego.

 

 

La storia che avanza

novembre 4th, 2014 | Posted by Roberta C. in letture - (0 Comments)

 

 

 

La storia che avanza, Alessandro Lumare, ed. Artebambini

 

 

I piccoli riescono a vedere cose che in genere sfuggono agli adulti.

Ma non a tutti e Alessandro Lumare è tra questi.

Chi non si è mai perso ad osservare le forme delle nuvole?

Dilettanti.

Si può fare di più.

Ci sono forme nascoste ovunque, che fanno capolino tra gli oggetti, che si mimetizzano tra le strutture architettoniche, che se la ridono nascoste in mezzo alla natura.

Lumare, con il suo sguardo assolutamente visionario, un giorno si sofferma su un dettaglio trascurato dai più: gli avanzi di cibo rimasti sul piatto.

E questi gli parlano.

Che cosa avesse mangiato per ottenere questo effetto lisergico non ci è dato saperlo, ma tant’è che gli raccontano storie.

 

 

 

Sono zelanti questi avanzi, si dispongono per benino a comporre delle figure: piccoli peperoncini si fanno cipressi sulla cima di un colle, un broccolo mangiucchiato si improvvisa albero e dalla pozzangherina di brodo si affaccia una bambina con due piselli al posto degli occhi.

 

 

 

Cosa narri oggi piattino?

Una storia antica: il ciclo della vita, tra una crosta di pane e una di formaggio.

Ecco, lo sapevo, mi sono fatta prendere la mano.

E allora va tutto bene, perchè questi libri devono fare proprio questo effetto: devono sdoganare l’immaginazione che sta sopita in noi, devono darci uno spunto per saltare l’ostacolo.

Corre voce che questo albo sia solo il primo di una trilogia, forse seguiranno un libro sulla schiuma che si crea lavando i piatti e uno sulle composizioni nate da barattoli di miele infranti al suolo.

Date una sbirciatina sul sito di Lumare e perdetevi a curiosare tra i suoi scatti.

E comunque il nostro autore non nasce mica così per caso come la raccontiamo qui, ma è invece assai consapevole e ha sua poetica.

In calce, le sue parole:

 

Racconto storie attraverso oggetti di uso quotidiano. Nel creare un’immagine cerco di limitare “il disegno” a pochi interventi essenziali, prediligendo l’aspetto compositivo a quello decorativo. All’interno dello stesso progetto mi piace convivano diversi livelli di astrazione: la mia aspirazione è suggerire che l’immaginazione è un processo (e stimolare ad esercitarlo).  Mi piace trasmettere idee con immediatezza, cercare immagini che comunichino la fragilità dell’intuizione.

 

Avete capito?

 


 

Sto bene, sto bene, non lasciatevi impressionare dal titolo.

 

Volevo solo imbrogliare un po’ le carte, muovere le acque, sollevare un po’ di polvere.

 

Avete altri modi di dire da suggerirmi?

 

Ora rimettiamo a posto le cose e lasciate che vi spieghi.

 

Sapete che a casa del Lupo di tanto in tanto ci piace sgranocchiare qualche stoviglia di legno o masticare verdure di pannolenci.

 

 

A questo scopo teniamo gli occhi ben aperti e, quando troviamo alimenti alternativi degni del nostro appetito, ve li segnaliamo.

E’ il caso di questi meravigliosi kit di oskar&ellen .

Avevamo già reperito vari kit per pic nic in cotone imbottito e in legno, ma ditemi voi se non sentivamo la mancanza di un sushi come si deve!

O di una borsa frigo per portare in giro i tramezzini.

L’idea è svedese e la manifattura filippina.

Ecco svelato l’arcano.

Petra Jinglöv ha vissuto per quattro anni a Manila ed è proprio viaggiando che è scattata la voglia di costruire giocattoli di stoffa, che si potessero portare comodamente in borsa, durante i lunghi voli in aereo.

Nasce così oscar&ellen, fucina di oggetti incantevoli, cuciti tutti a mano o tutt’al più con la macchina da cucire in quel di Manila, dove Petra stessa ha selezionato i laboratori.

 

I giocattoli sono deliziosi e oscar&ellen lavora e fa lavorare bene.

In che senso?

Voglio dire che l’azienda ci tiene a far sapere che i dipendenti nelle Filippine sono pagati equamente e che l’ambiente e le condizioni di lavoro degli artigiani sono buone e sane.

E anche questo ci piace.

 

 

E ora basta alle ciance e faccamoci un tè come si deve.

Dovrete solo scegliere il servizio che vi piace di più e i dolcetti che vi sembrano più appetitosi.

 

E se resta un po’ di posto nella vostra pancia di lupi ingordi, questa sera potremmo anche sfornare una pizza nientemeno che con il salame!

Dunque avete scelto il vostro menù?

Focaccia alle prugne

settembre 15th, 2014 | Posted by Roberta C. in ricette - (0 Comments)

 

Ingredienti

 

Per l’impasto:

450 gr farina

150 ml latte

20 gr lievito di birra

80 gr burro morbido

60 gr zucchero

1 bustina di vanillina

sale fino ( una punta di cucchiaino )

2 uova

scorza grattugiata di un limone

 

Per la guarnizione:

800 gr prugne

100 gr zucchero semolato

un pizzico di cannella e chiodi di garofano

zucchero vanigliato per guarnire

 

Eccoci a riaprire i battenti, dopo una luuuunga pausa estiva, con una merenda di fine estate che vi piacerà talmente da rischiare la dipendenza.

Trovandomi la cucina letteralmente invasa da chili e chili di prugne, acquistate i modo compulsivo dopo essere stata stregata dai loro colori e dal loro profumo, ho pensato che bisognerà celebrare in fretta tutto questo ben di Dio, prima che i moscerini prendano il sopravvento.

Ed ecco allora che la ricetta della focaccia a illuminarmi la via.

Diciamolo subito: l’ispirazione è quel genio di Jamie Oliver, ovvero la ricetta è tratta l’ultimo numero del suo Jamiemagazine e opportunamente modificata ( ma di poco ) per mancanza di ingredienti.

 

Se utilizzate un mixer per l’impasto è sicuramente meglio, poichè risulterà molle ed appiccicoso.

Diversamente armatevi di santa pazienza e cominciate amalgamando gli ingredienti umidi e aggiungendo poi la farina un po’ alla volta, cosicchè si mischi in maniera omogenea.

Una volta ottenuto un composto liscio, versatelo in una ciotola e fatelo lievitare, coperto da un canovaccio, in ambiente tiepido per 40 minuti.

Intanto lavate le prugne, tagliatele in due ed eliminate il nocciolo, poi mischiatele con due cucchiai di zucchero e lasciatele riposare.

A lievitazione ultimata, trasferite la pasta su una lastra, ricoperta di carta da forno imburrata e spianatela.

Ricordatevi di farlo con le mani bagnate, così non vi si appiccicherà alle mani.

Disponete le prugne e poi cospargetele con lo zucchero restante, mischiato alle spezie.

Lasciate lievitare un’altra mezz’ora, poi infornate a 200 gradi per circa 40 minuti.

A focaccia cotta, spolverizzate con un cucchiaio di zucchero vanigliato.

 

Che prugne ho usato?

Ah…saperlo!

Vi prometto che studierò e diventerò più precisa, ma intanto accontentatevi di sapere che una qualità è quella che compare in foto, poi ne ho messo altre gialle e rotonde più piccole e altre ancora nere e ovali.

Buona merenda!

Come mangiare vermi fritti

giugno 4th, 2014 | Posted by Roberta C. in letture - (0 Comments)


 

 

Come mangiare vermi fritti, Thomas Rockwell, ill. Umberto Mischi, Ed. Biancoenero

 

Questo libro risale al 1973 e arriva ora in Italia dagli Stati Uniti, dove ha riscosso negli anni grandi successi e premi.

E’ edito da Biancoenero edizioni, le cui pubblicazioni seguono i criteri dell’alta leggibilità e le illustrazioni della versione nostrana sono di Umberto Mischi.

Billy ha fatto la scommessa che mangerà 15 vermi in 15 giorni.

Non importa come: fritti, arrosto, con il ketchup o la salsa al rafano. L’importante è non farne polpette.

La posta in palio sono 50 dollari e per ottenerli Billy e Alan si getteranno a capofitto in un’impresa rocambolesca e rivoltante.

Ce la faranno?

Disgustosamente divertente.

 

 

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